Nel XVII secolo gran parte dell’economia vichese si basava sull’agrumicoltura. Le colture intensive, la creazione e l’apertura di mercati nuovi, anche esteri (Venezia e Dalmazia), crearono un diffuso benessere del quale tutti beneficiarono. Ma questo benessere a volte veniva messo in pericolo da fattori negativi indipendenti dall’umana volontà: i venti di tramontana, contro i quali poco o nulla potevano le siepi frangivento, e le gelate improvvise mettevano a repentaglio il raccolto sperato. Contro questi nemici non v’era ovviamente rimedio se non quello d’invocare e sperare nell’aiuto divino.
Secondo la tradizione sembra sia stato proprio Valentino a scegliere i vichesi e non viceversa: la leggenda narra che nelle catacombe romane, dove si era recata la delegazione di notabili per procedere “all’adozione di un martire patrono”, il capo della stessa urtò contro un braccio sporgente da un loculo. Costui ebbe la sensazione di essere stato fermato dal braccio di San Valentino. Allora le reliquie del Santo vennero portate in pompa magna a Vico insieme ad una statua, ancora presenti nella Chiesa Matrice.
Ad attenderle c’era una Chiesa stracolma di arance e limoni offerti alla vista e all’attenzione del nuovo patrono perché fosse tangibile e evidente ciò che la gente si aspettava da lui. Era il 14 febbraio 1618.
Vico del Gargano è sdraiata su verdeggianti colline ricoperte da una folta boscaglia mediterranea. Le sue origini si proiettano nei tempi della preistoria in un clima di sogno antico e di mistero. Domina il cuore del Gargano, prismatica verso l’entroterra e verso l’orizzonte terso e favoloso della riviera garganica.
Antichissimi sono i reperti e i manufatti litici venuti alla luce in numerose zone archeologiche del territorio di Vico. Ricordiamo la zona sepolcrale di Monte Tabor, la stazione preistorica di Coppa d’Ischio, le necropoli di Monte Pucci e i capannicoli esistenti a Coppa Cardone.
Di certo sappiamo che Vico venne fondata nel 970 d.C. dagli Schiavoni i quali, dopo aver scacciato i Saraceni, che da anni infestavano continuamente le coste garganiche, edificarono il castello di Vico, raccogliendo le popolazioni superstiti intorno a quel sito che, in seguito, prese il nome di Civita. Successivamente la città venne ristrutturata da Federico II intorno al 1240.
Il centro storico di Vico è forse l’unico, fra tutti quelli del Gargano, a conservare inalterate le originarie strutture urbanistiche ed architettoniche. La sua configurazione è l’espressione di una civiltà agricolo-rurale, che ha caratterizzato quasi tutte le città del Gargano.
Simbolo della civiltà medievale è il Castello, sorto nel XIV secolo. Di esso ci resta un torrione cilindrico ed alcune camere con volte a crociera ogivale. Tutto intorno si sgretolano a scacchiera le abitazioni del centro, circondate da una muraglia, caratterizzata da 22 torri circolari e quadrate. Il tutto, pur se con rimaneggiamenti di varie epoche, è rimasto intatto nelle strutture fondamentali.
Ma Vico, oltre che per storia e arte, è nota per le sue attrazioni paesaggistiche e i suoi prodotti. Centro di produzione di olive e agrumi, Vico possiede vaste estensioni di terre che vanno dall’entroterra garganico, comprendente anche parte della Foresta Umbra, fino alla bellissima spiaggia di San Menaio. Ricco di acque sorgive e di profumate pinete, Vico è un paese dove la natura si specchia nei suoi elementi più belli, con i suoi monti, le sue colline, i suoi boschi, le sue valli scoscese verso il mare.
Adornate con aranci e limoni le chiesa e la nicchia del santo, la statua viene portata in processione il 14 mattina per le strade addobbate di arance e alloro.